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| Raffaele Carrieri. |
La memoria rende più forte ogni comunità e ricordare diventa anche un doveroso omaggio quando si tratta dei figli che le hanno dato lustro. Centootto anni fa nasceva a
Taranto Raffaele Carrieri, poeta e scrittore fra i più rappresentativi della nostra città. Visse a Taranto fino a 14 anni, benché vi tornò diverse
volte, e portò sempre la città natale nei suoi scritti. Scritti che sono
carezze al suo mare e ai costumi della sua gente, senza la facile presa di distanza
e il giudizio che connota molti tarantini emigrati. Forse perché non fu l’ingrata
Taranto a cacciarlo, ma la sua curiosità intellettuale a spingerlo lontano, fra
viaggi ed esperienze che ne saziarono la vivacità culturale. Ancora adolescente
raggiunse clandestino l’Albania per arrivare in Montenegro a piedi, dove visse
qualche tempo coi pastori locali. Nel 1920 aderì alla campagna D’Annunziana per
l’annessione di Fiume,
rimanendo ferito alla mano sinistra nel corso dei cinque, cruenti giorni di
scontri con l’esercito regolare italiano. Fu nuovamente a Taranto, dove fondò
la rivista Il Poliedro nel ’24 e poi a
Palermo come doganiere. Lasciò la Sicilia e, come marinaio fu ramingo per le
coste del Mediterraneo, prima di tornare nuovamente a Taranto come gabelliere. Qui
diede vita alla sua prima raccolta di scritti, Il lamento del Gabelliere, nel 1945. Quindi arrivarono gli anni
fondamentali di Parigi, durante i quali venne in
contatto con importanti
personalità dell’avanguardia europea e con lo spirito che pervase la sua
poetica. Ebbe modo di frequentare Lautrec, Picasso, Modigliani, Cedras, Marini
e Appolinaire. Infine, nel ’30, si stabilì a Milano fino alla morte avvenuta a
Camaiore nel 1984 (QUI trovi l’articolo con cui Repubblica ne annunciò la morte il 16 settembre).
Scrittore, poeta e critico d’arte, raggiunse una notevole fama fra gli anni ’40
e ’50, nei quali collaborò con numerose riviste e giornali, fra i quali Il
Corriere della Sera, l’Ambrosiano ed Epoca, fino a fondare il mensile di arte e
letteratura Le Tre Arti. Lo stile che
lo ha contraddistinto è stato unico ed originale. Alla drammaticità dei temi
trattati, concreti e autobiografici, abbinò sempre la ricercatezza della forma
e la leggerezza popolare che pervade i suoi versi. Taranto dedica a Carrieri una
scuola e un vicolo sull’Isola (lo trovi QUI).
da Poca luce,
in La civetta
Se qualche poco di luce
da lontano mi viene
è da te Jonio gentile
che le muse riconduci
ai lidi degli Dei.
Fra l'uva e l'uliva
Eros ancora versa
vino agile e resina
***
Pietà cuori duri
Pietà, pietà cuori duri
pietà per l'uccello migratore
che ha perduto un'ala in volo.
Pietà per l'orfano gitano
che s'è giocato a carte
sella e cavallo
suicida in una prigione.
Pietà per il giovane Nessuno
ucciso in Cina
o un qualsiasi altro luogo
clima razza condizione.
Pietà per chi muore all'impiedi
dentro una camera d'affitto.
Pietà per chi cade
pietà per chi si lascia cadere.
Pietà, pietà cuori duri
voi che siete sempre seduti
e apprendete dai giornali
la morte degli altri.
***
Volgiti dalla mia parte
Lascia pinze e pinzette
e le matite che riscrivono
l'occhio.
Mia bella, lascia il rosso
che tinge il bicchiere.
Lascia scorrere la voce
come un liquore insensato
e non correggere il tempo
con l'ora tetra dell'orologiaio.
Mia bella, non aggiungere non
sottrarre:
lascia al pettine il divagare
e
volgiti dalla mia parte.Bibliografia: Enciclopedia Treccani, Club.it e Wikipedia
